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Marcelo Alejandro Antelo: Marcelito e il patto con “San La Muerte”

Marcelo Alejandro Antelo, conosciuto a Buenos Aires come “Marcelito”, è cresciuto e vissuto in una famiglia disagiata: la nonna era alcolizzata e il padre era sia alcolizzato che tossicodipendente, mentre la madre lo picchiava e lo allontanava spesso da casa perché Marcelo faceva uso di cocaina. Un giorno Marcelo decise di andarsene di casa dopo l’ennesima discussione con i genitori e andò a vivere a casa di uno zio al quale era molto legato; per sua sfortuna lo zio morì dopo poco e lui rimase solo durante la sua adolescenza.

Tra i 17 e i 19 anni, Marcelo frequentò diversi centri per disintossicarsi ma tutte le terapie si rivelarono poco efficaci. Nel frattempo si fidanzò con una giovane ragazza di nome Brenda e decisero di avere un figlio, Marcelo vide questo come un dono per riscattarsi dal passato infelice e per donare a suo figlio il vero amore di un padre. Purtroppo Marcelo dopo i genitori e lo zio, subisce l’abbandono anche da parte della fidanzata, la quale decise di allontanarlo perché la trattava male e la picchiava e questo avrebbe potuto compromettere la gravidanza e la stessa vita di loro figlio. Solo e senza casa, Marcelo chiese ospitalità presso una chiesa evangelica, lì si dedicò alla preghiera e ad attività di culto per porre fine alla sua tossicodipendenza, ma anche questo tentativo non portò a successi duraturi, infatti durante una lite con degli spacciatori gli spararono e perse un rene.

Questo evento segnò l’inizio di una nuova fase della vita di Marcelo, da questo momento venne chiamato “Marcelito”. A febbraio del 2010 durante un tentativo di rapina per procurarsi droga, sparò alle gambe di Jorge Díaz, fu condannato per rapina e tentato omicidio ma fu rilasciato dopo un mese. Marcelito perfezionò i suoi crimini, iniziò ad operare durante le ore serali e in zone con scarsa visibilità, creò una baby gang e riprese la sua attività criminale. Nell’aprile del 2010 rapinarono ed uccisero un ragazzo di 27 anni laureato in filosofia, con una forte dipendenza dalla cocaina, per questo due mesi prima di essere ucciso iniziò un programma per disintossicarsi. Marcelito e la sua gang vennero visti e videoripresi, a loro insaputa, da alcuni testimoni. A giugno dello stesso anno, sparò con un fucile alla mano di un ragazzo che conosceva e col quale doveva andare a giocare a calcetto, venne arrestato e rilasciato dopo tre settimane. Dopo un mese di libertà uccise per vendetta un suo ex coinquilino che lo cacciò di casa perché tossicodipendente; dopo poche ore sparò ad un meccanico che gli chiese di saldare il debito di un suo amico. Pochi giorni dopo, il 15 agosto, sparò e uccise due ragazzi, uno mirando in faccia, l’altro lo uccise con 9 proiettili sul torace.

Il 14 settembre 2012 Marcelo Antelo, all’età di 24 anni, venne condannato all’ergastolo per aver ucciso quattro persone in 6 mesi, nel quartiere Rivadavia di Bajo Flores a Buenos Aires; si pensa che Marcelito abbia commesso altri 5 omicidi, sempre con l’intento di mantenere la parola data a San La Muerte, un culto pagano, simile a quello messicano della Santa Muerte, che protegge chiunque viva un’esistenza pericolosa. Gli inquirenti dissero che Antelo aveva stretto un patto con “San La Muerte”: Marcelito aveva promesso al santo, una morte alla settimana per ottenere la protezione sua e della sua famiglia, oltre alla richiesta di possedere sempre quantità di droga.

Attualmente a Buenos Aires si contano circa trenta tempietti in onore del “milagrero” San La Muerte, che viene maggiormente invocato perché vendichi torti e ingiustizie. Perfino in un episodio della terza stagione della serie Tv “Breaking Bad” alcuni personaggi rendono omaggio a una statua di La Santa Muerte.

Dott.ssa Anthea Grimaldi

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